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La coppa “bevi se puoi” di Mastro Benedetto

  • 12 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

VINO E AMORE AI TEMPI DEL RINASCIMENTO


a cura di Lorenzo Lepri


I vostri sguardi si sono catturati a vicenda, sedete di fronte, il cuore batte a ritmo con l’indiavolata moresca che i musici stanno eseguendo, gli altri commensali sembrano svanire nello sfondo mentre il respiro si fa veloce e le vostre mani si sfiorano per sollevare questa bizzarra coppa, sorridete appoggiando le labbra ai due beccucci per attingere il rosso, profumato, vino che sotto lo sguardo complice dell’amorino dipinto sulla coppa, suggellerà il vostro amore. La coppa bevi se puoi di Mastro Benedetto da Siena (XVI secolo) rientra nella ricca produzione di vasellame amatorio fiorita dopo la diffusione letteraria delle idee neoplatoniche nelle corti rinascimentali italiane, ad opera di Pietro Bembo. L’ideale dell’amore puro, libero dai sensi e guidato dalla ragione, dove la ricerca della bellezza terrena è il primo passo per raggiungere bellezza divina diviene un canone sociale fondamentale per i cortigiani dell’epoca. Nel decoro ceramico si affermano le belle: opulenti busti femminili ispirati alla pittura del Pinturicchio, avvolti in un cartiglio che reca il nome della dama e la scritta bella. Tra il repertorio decorativo del vasellame amatorio, ricco di simboli e allegorie, troviamo lepri e cerbiatte impegnate nella caccia d’amore, mani unite a suggellare unioni e promesse, cuori trafitti e iniziali intrecciate. Tra le forme preferite ci sono le coppe a inganno o bevi se puoi. Si tratta di coppe studiate per bere insieme, contemporaneamente, guardandosi negli occhi.


759 Mastro Benedetto, Coppa Bevi se puoi,  Siena, sec. XVI - MUVIT Museo del Vino, Fondazione Lungarotti, Torgiano (PG)
759 Mastro Benedetto, Coppa Bevi se puoi, Siena, sec. XVI - MUVIT Museo del Vino, Fondazione Lungarotti, Torgiano (PG)

Già, ma come funziona esattamente una coppa bevi se puoi? Si tratta di coppe che presentano il bordo inferiore al labbro traforato per tutta la circonferenza, in modo da far cadere il vino se qualcuno provasse a bere normalmente, inclinando la coppa; il labbro è in realtà un condotto, che sfocia in due beccucci, posti l’uno di fronte all’altro. I due manici sono, a loro volta, cavi, dotati di piccoli fori che fungono da prese d’ara e collegati sia all’interno della coppa che al labbro. Per bere il vino bisogna sollevare la coppa, guardandosi negli occhi, chiudere con le dita le prese d’aria sui manici e succhiare contemporaneamente dai beccucci. Nel nostro caso un facoltoso committente commissiona a Mastro Benedetto, noto ceramista senese, una coppa bevi se puoi che l’artista impreziosisce all’interno con delfini sulle baccellature e un amorino dal forte potere simbolico e allusivo: dormiente sul fondo interno della coppa, visibile quando è vuota e non utilizzata, sveglio con la cornucopia in mano sul fondo esterno della coppa, visibile quando questa è sollevata per bere. E dunque lasciamo concludere degnamente a Lorenzo il Magnifico, augurando a tutti voi un buon San Valentino: Donne e giovinetti amanti, viva Bacco e viva Amore! Ciascun suoni, balli e canti! Arda di dolcezza il core! Non fatica, non dolore! Ciò c’ha a esser, convien sia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.


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