L'arte della cooperazione. Le vigne dell'Alto Adige, il caso Cantina di Bolzano e le nuove uscite Tal '22
- 16 dic 2025
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DALLE STORICHE RADICI DELLA VITICOLTURA BOLZANINA NASCE UNA
PRODUZIONE CHE INTRECCIA SAPIENZA ENOLOGICA E CONTINUA RICERCA
a cura di Salvo Ognibene

In Alto Adige, dove le montagne scolpiscono il paesaggio e il vento affina l’uva, la viticoltura non è soltanto un settore produttivo: è un patto silenzioso tra l’uomo e un territorio modellato da ripidi versanti, venti freschi e contrasti climatici che scolpiscono l’identità dei vini. Qui, tra i pendii che salgono dai fondivalle fino a sfiorare i mille metri, il paesaggio è il risultato di un mosaico di piccoli appezzamenti custoditi da centinaia di famiglie. Senza il loro lavoro quotidiano – spesso svolto su terrazze strette, suoli sassosi e pendenze importanti – molte vigne verrebbero abbandonate, con conseguenze evidenti sull’ambiente e sulla biodiversità che lo caratterizza.
In aree così frammentate, la cooperazione non è un optional ma un pilastro. È la garanzia che le uve, anche quelle frutto di appezzamenti minuscoli, trovino un valore riconosciuto e una destinazione certa. Cantina Bolzano nasce proprio da questa necessità collettiva: unire le forze dei viticoltori locali per trasformare un territorio difficile in una risorsa condivisa. Nata nel 2001 dalla fusione delle cooperative storiche di Gries (1908) e Santa Maddalena (1930), la Cantina è il frutto di una tradizione resiliente che ha superato crisi economiche, oppressioni politiche e persino i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, trovando però nel sostegno della comunità la chiave per proseguire il proprio cammino. Oggi la cooperativa riunisce 224 viticoltori e custodisce 350 ettari di vigneti che si distendono dai fondovalle più caldi fino ai rilievi che raggiungono i 1000 metri.
Questo mosaico di condizioni climatiche e geologiche, influenzato dai fiumi Adige e Isarco e dal continuo alternarsi di caldo diurno e freschezza notturna, permette di ottenere vini dal profilo sempre nitido e riconoscibile.
La sede attuale, a San Maurizio, racconta bene questa filosofia: un cubo architettonico dal forte impatto visivo, rivestito da una trama che richiama la foglia di vite e allo stesso tempo perfettamente inserito nel pendio grazie alla struttura in gran parte interrata. È un’opera funzionale prima ancora che estetica, pensata per ridurre consumi, ottimizzare le lavorazioni e accogliere l’uva nel rispetto della sua integrità.
Stephan Filippi, enologo storico della Cantina, racconta come il clima dell’ultimo ciclo vegetativo abbia lasciato la sua impronta: l’annata 2022 in Alto Adige è stata segnata da un’estate eccezionalmente calda e secca, che ha anticipato la vendemmia e favorito una maturazione completa delle uve. I rossi risultano strutturati, intensi, con tannini maturi e grande potenziale, soprattutto Lagrein, Merlot, Cabernet e Pinot Nero. Anche i bianchi, nonostante acidità più bassa, mostrano sorprendente freschezza, nitidezza aromatica e buona eleganza, con ottimi risultati per Chardonnay, Pinot Grigio, Sauvignon, Gewürztraminer e Kerner. Su questa base si articolano le diverse interpretazioni territoriali: dai rossi che storicamente definiscono la zona bolzanina, come il Lagrein e il Santa Maddalena, fino ai bianchi d’altitudine provenienti dai ripidi versanti tra i 500 e gli 800 metri. Non rappresentano semplicemente una selezione, ma un manifesto stilistico: la volontà di raccontare l’Alto Adige più puro, dove l’energia della montagna e la precisione del frutto si fondono in un’unica linea espressiva. A completare la visione enologica della Cantina arrivano le nuove annate delle cuvée superior TAL, vini prodotti in tirature limitate che celebrano le origini delle due cooperative storiche. Li abbiamo assaggiati nella bellissima cornice del ristorante Terra The Magic Place a Sarentino.
TAL 1930 annata 2022 è un bianco che rende omaggio alla nascita della Cantina Santa Maddalena. Chardonnay (per l’85 %), Sauvignon e Pinot Grigio provenienti da vigneti trentennali situati tra i 400 e i 700 metri danno vita a una cuvée che fonde struttura e finezza. Il vino riposa 12 mesi in piccole botti di rovere e altri 14 in acciaio, prima dell’affinamento in vetro. Un bianco raro e complesso, prodotto in 2.458 bottiglie e 108 Magnum, pensato per essere scoperto lentamente, con tutti i sensi.
TAL 1908 annata 2022, dedicato alla fondazione della Cantina di Gries, nasce invece dai terreni alluvionali e porfirici della conca bolzanina, modellati dal torrente Talvera. Lagrein (per l’85 %), Cabernet e Merlot provenienti da vigne fino a 50 anni di età compongono una cuvée intensa e profonda. Dopo un anno in barrique francesi e 15 mesi in fusti di cemento, il vino raggiunge una personalità piena e armoniosa. La produzione limitata — 3.772 bottiglie e 138 Magnum — ne conferma il carattere prezioso e unico.

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