Consorzio Venezia DOC: Gli Inattesi Di Prospettiva
- 6 giorni fa
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a cura di Riccardo Corazza

Vicenda fascinosa quella del Consorzio Vini Venezia, nato appena nel 2011 ma realtà espressione di una storia enoica che risale indietro nel tempo almeno fino ai Paleoveneti, popolazione di origine indoeuropea che praticò la coltivazione della vite sia in collina che nelle zone circostanti della laguna. Nuova linfa venne poi iniettata in epoca medievale, grazie soprattutto al lavoro dei monaci benedettini, cui si devono molte delle tradizioni arrivate fino ai nostri giorni. Il ruolo della Repubblica di Venezia, nel XVII° secolo uno dei maggiori punti di riferimento degli scambi commerciali nel Mediterraneo, fece da amplificatore naturale per la qualità di produzioni già ai tempi ritenute di massimo pregio. Manifestazione della viticoltura delle Isole di Venezia e dei cosiddetti Domini di Terraferma della Serenissima, l’attuale associazione accorpa 5 denominazioni, tra storiche, come Lison DOC e Piave DOC, e più attuali, ossia Lison-Pramaggiore DOC e Lison DOCG, cui si aggiunge la recentissima Malanotte del Piave DOCG. Si tratta di un’associazione di produttori che assomma circa 10 milioni di bottiglie, prodotte da oltre 200 soci, con più di 47 varietà coltivate.
Negli ultimi tre lustri, anche grazie all’ausilio di approfonditi studi di zonazione, oltre che attraverso l’impegno dei produttori nella valorizzazione di un territorio vasto, molto eterogeneo, ma di indubbia vocazione, come dimostrano anzitutto i territoriali, i vari Refosco dal Peduncolo Rosso, Tai, Raboso del Piave e Manzoni, ma anche il Glera, con succosi dètour su internazionali come Pinot Grigio, Chardonnay, Merlot e Cabernet Sauvignon, l’insieme della produzione appare di ampia e sorprendente prospettiva. Un volo d’aquila sui siti di produzione non può non evidenziare una serie di collocazioni come Annone Veneto, Belfiore, Caorle, Lison, Maserada sul Piave, Portogruaro, San Polo, Vendemiano e Vazzola, in cui la storica battaglia combattuta (anche) contro l’acqua, per conquistare superficie coltivabile, ha guadagnato all’agricoltura e alla viticoltura un mosaico di terreni dove la vite trova insospettabile consistenza e qualità, che aziende come La Frassina, Furlan, Tenuta San Giorgio e, ovviamente, Ca’ di Rajo e Borgo Stajnbech, sono capaci di trasformare in vini di grande qualità e sicuro appeal.
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