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Josetta Saffirio, oltre il Barolo

  • 17 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

a cura di Antomio Cimino


Josetta Saffirio oltre il Barolo

Josetta Saffirio resta un nome che nelle Langhe richiama subito il Barolo, ma oggi il racconto è più ampio. Al centro c’è Sara Vezza, quinta generazione e nipote di Ernesto Saffirio, figura chiave per comprendere il cammino familiare: cresciuto in un contesto rurale difficile, riesce a ricomporre e custodire le terre di Castelletto di Monforte d’Alba, mantenendo unita la proprietà. Da quel nucleo nasce il lavoro di sua figlia Josetta negli anni Ottanta, e poi la scelta di Sara che, a poco più di vent’anni, decide di ripartire quando l’azienda era ferma.

Il suo non è un ingresso lineare: studi lontani dall’enologia, un avvio fatto di prove e poche bottiglie, fino a una crescita che oggi supera le 100mila unità annue. Il punto fermo, però, non cambia: vigneti solo di proprietà e un approccio agricolo che mette al centro la qualità della vita in vigna, prima ancora del vino. I numeri disegnano un mosaico preciso: 36 ettari complessivi, di cui 20 vitati tra Monforte d’Alba, Novello, Roddino e Murazzano, e 16 lasciati a bosco e biodiversità.


Sara Vezza, quinta generazione alla guida della cantina Josetta Saffirio di Monforte d’Alba.
Sara Vezza, quinta generazione alla guida della cantina Josetta Saffirio di Monforte d’Alba.

Proprio Murazzano, a oltre 700 metri di altitudine, è la svolta più recente. Qui Sara ha immaginato il futuro delle bollicine, piantando Pinot Nero e Chardonnay in un’area che fino a pochi anni fa era pascolo. Otto ettari in quota, pensati fin dall’inizio per il metodo classico: un progetto costruito passo dopo passo, oggi rafforzato anche dall’ingresso nel 2023 del gruppo OTB di Renzo Rosso, che ha portato investimenti, visione e uno sguardo laterale che accelera senza cambiare direzione. Il resto è rimasto familiare: approccio agricolo attento, biodiversità come pratica quotidiana, vigneti che sono prima di tutto luoghi vissuti e un’idea di vino che parte sempre dalla materia prima. Sara Vezza li racconta così i suoi vini, come figli da accompagnare, non da forzare.


 Josetta Saffirio oltre il Barolo

È proprio da qui che si leggono anche le etichette meno attese, meno prevedibili, nate spesso per tentativi, intuizioni o necessità, poi rimaste perché coerenti con l’identità aziendale, seppur affacciate fuori dal Barolo. Il Rosato Langhe DOC 2025 nasce quasi per caso nel 2014 ma trova subito una sua misura: Nebbiolo in purezza vinificato in acciaio, colore tenue, al naso ricorda la fragolina e una nota di scorza d’arancia, in bocca è scorrevole ma con una leggera presa tannica che lo tiene sveglio. È vino estivo, ma non leggero. Il Rossese Bianco Langhe DOC 2023 è una deviazione più radicale: vitigno raro, arrivato qui per vie antiche, quella del Sale che dalla Liguria risaliva in Piemonte. Profuma di pesca bianca ed erbe mediterranee, poi sorprende con un finale ammandorlato, quasi salino, che resta sulla lingua. Un bianco che non cerca consenso, ma ha carattere. Le bollicine raccontano un’altra traiettoria. L’Alta Langa Brut DOCG 2022, da Pinot Nero e Chardonnay coltivati a quota 700 metri, ha un profilo teso: mela verde, crosta di pane, una freschezza affilata che allunga il sorso senza appesantirlo. Infine, il Nebbiolo d’Alba Brut Rosé DOC 2021, nato, prima ancora del progetto Alta Langa, nel 2009, gioca su lampone e scorza di pompelmo, la bocca è netta, verticale, con quella traccia tannica che rimane come firma.

Nei filari di Josetta Saffirio il Barolo resta il punto di partenza, ma non è più l’unica direzione. Qui il vino prende strade diverse, mantenendo lo stesso principio: partire dalla terra e restare fedeli a ciò che ogni vigneto e ogni varietà può davvero esprimere.


Josetta Saffirio oltre il Barolo

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