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Biondi-Santi al Moebius di Milano

  • 17 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 18 mar

LA MASTERCLASS DEDICATA A "LA VOCE DI BIONDI-SANTI"


a cura di MPC

Milano, 5 marzo 2026


Il ristorante Moebius di Milano ha ospitato una speciale Masterclass firmata Biondi-Santi, occasione per presentare l’edizione 2026 del progetto culturale “La Voce di Biondi-Santi”, accompagnata da una degustazione di alcune delle etichette più rappresentative della storica cantina di Montalcino.


VINI INJ DEGUSTAZIONE BIONDI SANTI

Prima di entrare nel racconto della degustazione, vale la pena ricordare alcune tappe fondamentali della storia della famiglia. Già nel 1865 Clemente Santi iniziò a produrre uno dei primi vini identificati come Brunello, definito all’epoca “vino rosso scelto” ottenuto da Sangiovese Grosso. Nel 1888 Ferruccio Biondi-Santi realizzò la prima bottiglia con etichetta Brunello di Montalcino, mentre nel 1978 venne selezionato il clone di Sangiovese Grosso Biondi-Santi 11 (BBS11), ancora oggi uno dei riferimenti genetici più importanti per questo vitigno.Una storia che affonda le radici negli albori della viticoltura di Montalcino e che ha contribuito a definire non solo lo stile di un vino, ma anche l’identità di un territorio. Il progetto “La Voce di Biondi-Santi” nasce con l’obiettivo di raccontare l’anima della cantina attraverso una parola chiave che accompagna simbolicamente l’intero anno produttivo.



Per il 2026 la parola scelta è “Generazioni”, un concetto che richiama il passaggio di conoscenze, esperienza e visione tra passato, presente e futuro. Sul piano produttivo, Biondi-Santi continua a distinguersi per un approccio rigoroso e per numeri volutamente contenuti: circa 100.000 bottiglie all’anno, frutto di un lavoro che parte dalla vigna e da un patrimonio genetico unico. Tutto ha origine da una vigna storica di appena 0,7 ettari, da cui sono stati selezionati i cloni che oggi danno vita alle vigne più giovani. Lo stile dei vini della casa è noto per eleganza, equilibrio e una straordinaria capacità di evoluzione nel tempo, con gradazioni alcoliche contenute e una struttura pensata per l’invecchiamento. Anche i tempi di affinamento seguono una filosofia precisa, spesso più lunga rispetto a quanto previsto dal disciplinare: il Rosso di Montalcino resta in bottiglia sei mesi in più prima della commercializzazione, il Brunello circa un anno in più, mentre le Riserve possono attendere fino a due anni oltre i tempi minimi previsti.



La Masterclass milanese ha offerto l’opportunità di degustare alcune Riserve storiche, tra cui la 1983, firmata da Franco Biondi-Santi e recentemente riproposta sul mercato. In assaggio si è rivelata sorprendentemente vitale: fresca, intensa e ancora pienamente espressiva nonostante i suoi oltre quarant’anni. Accanto a questa, la Riserva 1988 ha mostrato grande finezza, con tannini delicati e una marcata sapidità, mentre la Riserva 2006 si è distinta per equilibrio e complessità aromatica, con note officinali eleganti e una trama tannica morbida. La degustazione si è poi spostata su annate più recenti, con la 2013 e soprattutto la 2019, considerata una vendemmia di grande livello. Quest’ultima riflette pienamente il lavoro di parcellizzazione dei vigneti voluto dall’attuale proprietà, un approccio che punta a valorizzare al massimo le diverse espressioni del terroir. A completare il percorso sono stati serviti Brunello di Montalcino Riserva 2019Brunello di Montalcino 2020 e Rosso di Montalcino 2023, accompagnati da tre piatti firmati dallo chef Enrico Crotti. Il risultato è stato un dialogo riuscito tra cucina e vino: un percorso gastronomico capace di valorizzare la personalità delle etichette Biondi-Santi e di confermare, ancora una volta, come l’incontro tra grande cucina e grandi vini possa raccontare in modo autentico l’identità di un territorio.


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