L’Ambizione e la Consistenza: Mazzei 1435
- 14 mag
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Aggiornamento: 5 giorni fa
a cura di Riccardo Corazza
Legacy e heritage sono forse i termini più idonei a codificare il ruolo di Marchesi Mazzei nella storia della viticoltura italiana. Il Castello di Fonterutoli, certo, fulcro essenziale di una narrazione feconda, con al centro la tradizione della vite, che qui si tramanda dal 1435 e da 25 generazioni, ma che ha nella sua indole la ricerca di un certo tipo di perfezione. Il progetto, e la sua lungimiranza, forse sono maggiormente chiari da quando gli orizzonti si sono ampliati anche alla Maremma e alla Sicilia, ma è nel Chianti che il progetto di Mazzei ha contribuito non solo alla sua affermazione ma anche, sostanzialmente, alla crescita della tipologia, come dimostra la parallela, ma ovviamente non del tutto scollegata, esperienza dell’enclave del Caggio, ovverosia Ipsus.

La chiave è tutta nella collocazione, peculiare - come ripetono, giustamente allo sfinimento, Filippo e Francesco, alla guida, ora affiancati da Giovanni e Lapo - e nel rispetto della stessa. Lo dimostrano, ce ne fosse bisogno, questi 100 ettari vitati (in tre diverse UGA), i quali, grazie a studi clonali e selezioni massali è stato possibile suddividere in 115 parcelle, tutte gestite singolarmente. L’altro gioiello di casa è la cantina, che un brillante progetto architettonico, curato dalla stessa Agnese Mazzei, ha reso perfettamente integrata nell’ambiente circostante. Ipogea, dotata di 74 vasche troncoconiche in acciaio, ideali per le microfermentazioni, è indispensabile braccio operativo, capace di conferire consistenza alle intuizioni di campagna. Il finissage, indispensabile, lo svolge invece la raffinatissima barricaia, ma altrettanto essenziale è la volontà di non considerarsi arrivati, l’ambizione, mai menzionata abbastanza nel marketing mix (che ovviamente tale non è, tantomeno una formula matematica) che sancisce il successo nella produzione vinicola. L’esito forse potrebbe sembrare algido se non ci fosse, a sostenerlo, la qualità folgorante dei manufatti, con il focus ormai vigorosamente puntato sulla Gran Selezione, con la triade Castello Fonterutoli, Vicoregio 36 e Badiòla capace di spostare, quasi per magia, l’asticella qualitativa sempre più in alto.
Vini mozzafiato, che si incaricano dell’arduo compito di raccontare accuratamente un territorio di immensa ricchezza e complessità come il Chianti Classico, senza risparmiare sfumature, dotati inoltre dell’impeccabile understatement che è - difficile non contemplarlo - il vero tratto distintivo della nobiltà, vitivinicola e non.
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