Nero su Bianco: i Vignaioli della Valle di Mezzane
- 2 giorni fa
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a cura di Riccardo Corazza

Splendida iniziativa, oltre ad innovativa modellizzazione capace di muoversi in limine alla logica consortile, sfruttandone il potere associativo basilare, senza i vincoli di una struttura gerarchica più rigida, è il progetto che unisce 12 strutture produttive della valle omonima, versante orientale della Valpolicella ma soprattutto territorio (non solo vitivinicolo) di enorme peculiarità. Il ‘collettivo’ nasce nel 2023, la volontà soprattutto di approfondire (con indagine affidata al noto podologo Giuseppe Benciolini, approdata successivamente ad una carta dei suoli, oggi tradotta anche in versione tridimensionale) la trama dei terreni della vallata, iniziativa capace di evidenziare ‘nero su bianco’ (come recita il claim, alludendo alla duplice nature delle giaciture, dove il vulcanico si abbina al calcareo) la grande ricchezza dell’areale, origine di vini eterogenei e freschi, ma anche complessi e longevi.
Le aziende della compagine (Benini Alessandro, Carlo Alberto Negri, Falezze, Grotta del Ninfeo, I Tamasotti, Il Monte Caro, ILatium Morini, Le Guaite di Noemi, Massimago, Roccolo Grassi, Talestri, Le Cesete), nata come tavolo di lavoro e confronto tra produttori giovani e dalle caratteristiche omogenee (récoltant manipulant direbbero i nostri cugini d’oltralpe), capace di creare un circolo virtuoso atto a migliorare la qualità della produzione, ha presentato in questi giorni alla stampa l’ideale ‘step 2’ della collaborazione, l’indagine affidata al Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona incentrata sull’influenza delle caratteristiche del suolo dei differenti areali sui vini Valpolicella. Il gruppo di lavoro, guidato del professor Maurizio Ugliano, ha scelto di esaminare i campioni direttamente dalle vasche di lavorazione. Uve fresche, non appassite, quindi volontariamente sprovviste del filtro della tecnica per cui la Valpolicella è famosa in tutto il mondo. Si tratta e si tratterà, quindi, di un’imperdibile occasione di approfondimento per riflettere (anche) sulla stilistica di una tipologia che forse (insieme al rilancio del Soave) rappresenta la maggiore sfida dell’areale alle esigenze di un consumo del vino ‘moderno’.
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